Diabete di tipo 3

 

 

La malattia di Alzheimer è la causa più comune di demenza in Nord America: è una malattia metabolica mediata dalla compromissione della reattività dell’insulina cerebrale  e del metabolismo energetico del glucosio, che portano ad un aumento dello stress ossidativo, dell’infiammazione e del peggioramento della resistenza all’insulina. Inoltre, le alterazioni metaboliche contribuiscono direttamente alle anomalie strutturali, funzionali, molecolari e biochimiche che caratterizzano l’Alzheimer, tra cui la perdita neuronale, la disconnessione sinaptica e l’accumulo di proteina beta-amiloide. 

Gli scienziati  hanno suggerito il termine  Diabete di tipo 3, poiché le anomalie fondamentali nel morbo di Alzheimer rappresentano gli effetti dell’insulino-resistenza e dell’insufficienza cerebrale. Tali peculiarità sono diverse rispetto a quelle che si identificano nelle altre tipologie di diabete, ovvero di tipo 1 e 2, legati rispettivamente a una predisposizione genetica e all’obesità e ai processi di invecchiamento.

La correlazione, spiega su Repubblica il professor Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, è già nota da anni ma manca una psiegazione del rapporto causa-effetto, quindi l’eccesso di zuccheri nel sangue, al momento, può essere considerato solo un fattore predisponente.

Ad oggi, ciò che è scientificamente dimostrato, è che le proteine beta-amilodi, che caratterizzano l’Alzheimer, si accumulano anche nelle cellule beta del pancreas, che diventa diabetico. Tale nesso è ancora oggetto di studio, in quanto si è osservato che alcuni farmaci anti-diabetici, in particolare quelli agonisti del recettore glacagon-like peptide 1, in modelli animali, esercitano un ruolo protettivo da patologie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson. Gli studiosi stanno analizzando tale meccanismo e se questo è valido anche per altre patologie di declino cognitivo come il morbo di Alzheimer.

Nel frattempo, correlare quest’ultimo con il termine di diabete di tipo 3, aiuta a identificarne le diverse sfumature che lo caratterizzano. Le principali cause predisponenti sono legate a: sedentarietà, gravi traumi cranici, cardiopatie, obesità e familiarità con il diabete. Ciò vuol dire che, quando si sarà approfondita la condizione clinica, la corrispondente cura dovrà essere personalizzata.

Intanto gli studiosi individuano nello stile di vita e nell’alimentazione un valido aiuto in termini di prevenzione. Una moderata attività fisica giornaliera e una scelta nutrizionale consapevole e sana sono fondamentali. Gli alimenti “protettivi” sono quelli che non contengono alte quantità di zuccheri semplici e grassi saturi. Quindi evitate fritti, burro, margarina  e alimenti da fast food, limitate la quantità di formaggi (una porzione a settimana),  di carne rossa (secondo le linee guida una o due porzioni a settimana sono più che sufficienti) e di dolci (non superare le quattro porzioni a settimana). Abbondate con frutta e verdura in generale, con particolare attenzione verso gli ortaggi a foglia verde e i frutti di bosco, farine integrali, fagioli, carne bianca e magra, pesce azzurro, olio evo e un bicchiere al giorno di vino rosso durante i pasti.

 

 

Fonti:

Pubmed

Salute- La Repubblica

 

 

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