Omega-3 e Omega-6

 

L’uomo preistorico trovava le due famiglie di acidi grassi polinsaturi nella proporzione fisiologica 1:1. Ma tale rapporto, ad oggi, si è modificato, fino ad arrivare, nell’alimentazione occidentale odierna, ad un rapporto 20:1 a favore degli Omega-6.

Gli Omega-3 e gli Omega-6 sono entrambi molto importanti nell’alimentazione, poiché entrano nella composizione delle membrane cellulari. Le nostre cellule, per funzionare bene, devono avere una certa fluidità, che permettono a molti recettori, come per esempio quello dell’insulina, di funzionare bene. Omega-6 in eccesso irrigidiscono le membrane, che diventano meno sensibili all’azione di questo ormone. Al contrario, un maggiore apporto di Omega-3 rende più fluide le membrane, migliorando di conseguenza il metabolismo degli zuccheri.

Gli Omega-3 sono molto importanti per le loro spiccate proprietà antinfiammatorie: essi si trovano nelle noci, nel pesce e negli oli vegetali, come quello di colza e di soia. Il tonno, il salmone, la trota e le aringhe ne sono ricchissimi, al contrario della carne, che invece non è considerata una fonte di Omega-3.

Gli Omega-6, invece, quando vengono ingeriti, danno origine a dei composti da potenti effetti biologici, che   favoriscono le infiammazioni, l’aggregazione sanguigna e la contrazione dei vasi.

Ciò significa che una dieta squilibrata a favore dei soli Omega-6 può avere degli effetti negativi sulla salute.

Il rapporto consigliato tra Omega-3 ed Omega-6 è 2-4:1. Questo permette di migliorare la lipemia e la regolazione della pressione arteriosa, bilanciare gli eicosanoidi infiammatori e antinfiammatori e quindi, più in generale, avere un effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro.

L’interesse verso gli Omega-3 è emerso circa 20 anni fa quando i ricercatori hanno preso in considerazione la salute degli Eschimesi in Groenlandia. Nonostante la loro alimentazione fosse ricca di grassi (carne e olio di foca e di balena), sono quasi risparmiati da malattie cardiovascolari e infiammatorie. Presto si è scoperto che questa salute invidiabile era dovuta proprio agli Omega-3, le cui proprietà favoriscono l’abbassamento dei trigliceridi nel sangue, di contrastare i processi infiammatori, di permettere lo sviluppo armonico del sistema nervoso e di diminuire il rischio di infarto, secondo quanto pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Per concludere, gli scienziati sono d’accordo nell’affermare che l’alimentazione deve essere composta, apprensivamente, da un quarto di acidi grassi saturi, più della metà di acidi grassi monoinsaturi e dalla restante parte di acidi grassi polinsaturi (PUFA).

Quindi si al pesce (anche se quello di allevamento contiene livelli di Omega-3 più bassi rispetto a quello selvatico, poiché non può nutrirsi di plancton, fonte di Omega-3), ai semi di lino, noci, oli vegetali (d’oliva, di arachidi, di semi di sesamo) e alla portulaca, la fonte vegetale più ricca di Omega-3.

 

 

Fonte: Dimagrire nel terzo millennio. (Nancy Cattan)

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