Infusi di benessere

 

Almeno una volta al giorno è importante dedicarsi un momento di relax, una coccola, un attimo per se stessi. E qual è il modo migliore per farlo, se non sorseggiare un infuso o una tisana?

Gli infusi sono tanti, profumati, con tonalità cromatiche intense, e soprattutto, sono naturali e privi di sostanze eccitanti, quindi perfetti per essere sorseggiati anche la sera, prima di coricarsi. In inverno, poi, ci permettono di riscaldarci anche nelle giornate più fredde.

Consumare tisane e infusi è diventato un rituale di benessere. Per avere un effetto salutare efficace, è preferibile comprarle direttamente in erboristeria, e farci consigliare dal personale qualificato sulla scelta della tisana adatta a noi, alla nostra esigenza. In via generale, è consigliato acquistare erbe singole o miscele con pochissime erbe, perché maggiore è la quantità delle erbe presenti, minore è la loro efficacia.

Esistono molte tisane “salutistiche”: drenante, lassativa, dimagrante, digestiva. Questa tipologia di tisane contengono anche polifenoli e vitamine, che supportano il sistema immune, e lo proteggono soprattutto nella stagione fredda. L’unica accortezza, sta nella preparazione: per gli infusi è sufficiente mettere le erbe in acqua per 3-5 minuti. Per il decotto, invece, le erbe vanno messe in acqua fredda, portandola in ebollizione per alcuni minuti, lasciando in infusione le erbe. La macerazione, infine,  si ottiene mettendo l’erba in acqua fredda per diverse ore.

 

Quali sono le erbe più usate?

 

ECHINACEA

Le radici contengono polisaccaridi e alchilamidi, molecole antinfiammatorie che stimolano il sistema immune. E’ molto efficace utilizzarla sotto forma di decotto.

ROSA CANINA

La scorza è ricca di carotenoidi e vitamina C, molto utili in caso di bronchiti e faringiti. L’uso consigliato è quello dell’infuso.

ALTEA

Le radici sono ricche di sostanza antinfiammatorie, molto utile in caso di mal di gola. E’ da preferire il macerato.

EUCALIPTO

Le foglie di questa pianta sono ricche di oli essenziali, con effetto sedativo, mucolitico e protettivo. Non adatto alle persone in età pediatrica.

TIMO

I fiori sono ricchi di flavonoidi che, assunti tramite infuso, aiutano durante gli stati influenzali e i disturbi gastrointestinali.

 

Gli anti-nutrienti alimentari

 

Gli anti-nutrienti sono molecole in grado di interferire con la digestione degli alimenti o con il funzionamento metabolico a livello gastrointestinale, cerebrale o ormonale. La digeribilità delle proteine ​​nelle diete tradizionali dei paesi in via di sviluppo come l’India, il Guatemala e il Brasile è notevolmente inferiore rispetto a quella delle proteine ​​nelle diete tipiche del Nord America (54-78 contro l’88-94%). La presenza di frazioni proteiche meno digeribili, alti livelli di fibre insolubili e alte concentrazioni di fattori antinutrizionali nelle diete dei paesi in via di sviluppo, che si basano su cereali e legumi meno raffinati, sono responsabili della scarsa digeribilità delle proteine. I prodotti alimentari possono contenere un numero di fattori antinutrizionali che influenzano negativamente la disponibilità dei nutrienti presenti nel cibo.

 

Quali sono gli antinutrienti più diffusi?

I fattori antinutrizionali più comuni in natura sono i glucosinolati nelle proteine ​​di senape e di colza, gli inibitori della tripsina e le emoglutinine nei legumi, i tannini nei legumi e nei cereali, i fitati nei cereali e nei semi oleosi.

 

Fitati e ossalati

Questi composti imprigionano i sali minerali rendendoli indisponibili all’assorbimento attraverso il meccanismo di chelazione.

L’acido fitico è presente nei legumi, nei cereali integrali, nella frutta secca e nel cacao. Il lungo ammollo dei legumi garantisce l’allontanamento dei fitati: per questo motivo si consiglia di mettere a bagno i legumi per almeno una notte, cambiando l’acqua una o due volte. Al contrario, la quantità di fitati presenti nella frutta secca sgusciata è sicuramente inferiore rispetto ai legumi secchi: ecco perché è sufficiente immergerla in acqua qualche ora prima di essere consumata, rendendo più digeribili noci e affini. La cottura è un altro utile metodo con cui possiamo allontanare i fitati: per questo è sempre bene cuocere a lungo cereali integrali e legumi.

Mentre i fitati inibiscono l’assorbimento di diversi minerali, gli ossalati hanno un’azione diretta al calcio: lo imprigionano formando dei cristalli di ossalato di calcio che possono dar luogo a calcoli renali. L’ossalato è un componente comune di molti alimenti di origine vegetale, tra cui noci, frutta, verdura, cereali e legumi.

E’ per questo motivo che a chi soffre di calcolosi si sconsigliano vegetali ricchi di ossalati: spinaci, barbabietole, rabarbaro, cacao, melanzane, peperoni verdi. Cuocere queste verdure in acqua e aceto diminuisce la quantità di ossalati.

 

Tannini

I tannini inibiscono l’assorbimento di calcio e ferro; sono contenuti nelle bevande nervine (tè o caffè), nell’uva, nei cachi e nel vino. E’ importante non consumare caffè in prossimità di un pasto a base di carne o pesce, per evitare che i tannini ne sequestrino il ferro contenuto.

 

Avidina

E’ un antinutriente presente nell’uovo che inibisce l’assorbimento della biotina, coinvolta nel metabolismo degli acidi grassi. L’avidina viene inattivata dalla cottura: per questo motivo si consiglia di non consumare le uova crude.

 

Inibitori della tripsina

La tripsina è un enzima pancreatico che permette di digerire le proteine; si è scoperto che i legumi, le patate e gli albumi delle uova contengono sostanze in grado di inattivare la tripsina quando questi alimenti sono consumati crudi: il calore, e dunque la cottura, risolve il problema.

 

Ammine

Le ammine sono prodotti chimici di decomposizione delle proteine presenti negli alimenti, nei neurotrasmettitori come l’adrenalina, la serotonina e la dopamina. Mentre le ammine sono presenti in tutti gli alimenti in una certa misura, alcune, come l’istamina, possono influenzare reazioni avverse in soggetti sensibili.

L’istamina è una molecola che viene prodotta dal nostro organismo. Quando il sistema immunitario percepisce un invasore, i mastociti rilasciano istamina, che gonfia i vasi sanguigni per renderli più permeabili, in modo che i globuli bianchi possano agire direttamente sull’invasore. L’istamina è una parte vitale del sistema di difesa del corpo, tuttavia troppa istamina può produrre un’infiammazione cronica, di tipo allergico.

Inoltre, l’istamina può essere contenuta in moltissimi alimenti ed esistono alimenti in grado di stimolare la produzione di istamina: si parla quindi di alimenti contenenti istamina e di alimenti istamino-liberatori. I cibi che propriamente contengono quest’ammina sono pesci in scatola come sgombro, acciughe, tonno, aringhe, formaggi stagionati e/o fermentati, affettati e salumi, alimenti fermentati estratti di lievito. I cibi che promuovono il rilascio di istamina sono le fragole la liquirizia, la frutta secca, le spezie, l’ananas e l’albume d’uovo.

 

 

 

 

 

 

Bio argan oil

 

 

La natura ci offre tutto ciò di cui abbiamo bisogno, sia per alimentarci in modo sano sia per occuparci del nostro benessere. Oggi vi parlerò di un prodotto cosmetico di cui mi sono innamorata, un olio di argan proveniente dal Marocco, puro al 100%.

 

Cos’è Bio Argan Oil?

Bio Aragn Oil racchiude tutte le caratteristiche dell’olio di argan puro: ha una texture oleosa, è inodore, dal colore giallo ed a rapido assorbimento. Il packaging di vetro e il sistema erogazione spray riduce il rischio di contaminazione microbica, preservandone l’integrità, e aiuta chi lo utilizza a usufruire al meglio del prodotto stesso. L’INCI è ottimo, contiene l’acido oleico, l’acido linoleico, l’acido palmitico e l’acido stearico, senza sostanze chimiche aggiuntive. L’olio è puro al 100%, non irritante e non sensibilizzante dal punto di vista cutaneo.

 

Questo olio naturale, è ottenuto dalla spremitura dei frutti dell’albero Argania Spinosa. Vi consiglio questo prodotto sia per gli ottimi risultati che sono evidenti già dalle prime applicazioni, sia perché ho avuto l’opportunità di conoscere il promotore di questa meravigliosa produzione artigianale, il Sig. Franco Altimani, che con rispetto per lavorazione tradizionale, ha permesso la produzione di un olio puro e biologico, altamente sostenibile dal punto di vista ambientale.

 

Guardando alcuni video che raccontano la filiera di produzione dell’olio di argan, sono rimasta affascinata dalla cura e dalla passione con cui viene realizzato il prodotto, grazie alle donne delle cooperative locali del Marocco, che, dopo aver raccolto i frutti, rimuovono la parte carnosa, destinata a nutrire il bestiame, e frantumano la noce a mano tramite piccole pietre. I semi vengono poi rimossi e fatti tostare. Successivamente i semi tostati vengono prima tritati e poi strizzati, affinchè fuoriesca il prezioso olio.

 

Come si usa?

L’olio di argan è un potente idratante per la pelle. Vi consiglio di applicarlo su viso, corpo e collo umidi in modo tale che la leggera emulsione che si forma, agisca per un profondo nutrimento epidermico.

 

Io lo uso spesso sulla pelle dopo la doccia, per renderla elastica, tonica e rinvigorita!

E’ anche ottimo come maschera nutriente per i capelli e impacco per le unghie.

 

Infatti tutti i giorni sottoponiamo i nostri capelli a stress fisici e chimici (phon, piastre, tinture) che possono rendere il fusto danneggiato, sfibrato, dando vita a doppie punte. Io ho iniziato ad applicarlo una volta a settimana prima dello shampoo, come maschera sulle lunghezze: qualche goccia sui capelli umidi, distribuendolo bene con il pettine, per una posa di circa 30 minuti se avete un capello fino, e 40 per chi ha un capello più spesso. Procedete con il lavaggio e l’asciugatura, e sentirete i vostri capelli morbidi e setosi, luminosi e facili da districare!

 

Portatelo con voi anche sotto l’ombrellone: proteggerà i capelli dall’esposizione solare, dalla salsedine del mare e dal cloro della piscina.

 

Per le unghie è un toccasana, soprattutto se siete abituate ad applicare smalto in gel o semipermanente, che col tempo possono rendere le unghie più deboli. L’olio aiuta a mantenerle forti e sane, applicatelo anche più volte al giorno sulla superficie dell’unghia e sulle cuticole, e massaggiate fino al completo assorbimento.

 

Qualche tempo fa feci provare questo olio anche a due mie amiche di generazioni diverse: furono entrambe entusiaste per come l’olio riduca la secchezza epidermica, rinforzi unghie e capelli e, come mi sussurrò una di loro, è un vero anti-age naturale!

 

Dove potete trovarlo

Il prodotto viene venduto nelle farmacie: vi segnalo questi punti vendita:

Farmacia Luciani, Castel del Piano

Farmacia Lemmi, Corso Vannucci, Perugia

Farmacia Trampetti, Trevi

Farmacia Francario, Pietrafitta Pg

Farmacia Ferlaino Napoli

Insalus Parafarmacia, Chianciano

Farmacia Francario Castiglion di Fosco

 

Curiosità

L’albero di Argan, nativo dal Marocco, viene chiamato anche “albero delle capre”, poiché questi animali hanno imparato ad arrampicarsi sui suoi rami per nutrirsi delle foglie e dei frutti ricchi di acqua, permettendo la diffusione della pianta: infatti si cibano della parte carnosa del frutto, sputandone il seme che, germogliando, dà vita a una nuova pianta.

 

Per maggiori informazioni:

francoaltimani@libero.it

391 488 7731

 

 

 

 

Centrifuga Silvercrest

  

 

Sono sempre rimasta affascinata da tutti quei ellettrodomestici ultratecnologici in grado di sminuzzare frutta e verdura, per la preparazione di centrifugati e succhi vegetali.

Quindi ho comprato la mia prima centrifuga Silvercrest!

 

Questa centrifuga è in vendita al Lidl, ottimo prezzo e buone prestazioni.

 

Queste sono le caratteristiche tecniche più importanti:

– motore da 450 watt

– 2 livelli di velocità 

– tubo di riempimento extralarge, utile per inserire anche frutti interi

– filtro a maglia fine in acciaio

– recipiente dotato di separatore per la schiuma, utile per avere un succo più limpido

– serbatoio per la polpa con capacità di 2,5 litri

 

Il disco metallico grattuggia in parti finissime tutti gli alimenti con cui entra in contatto e separa la parte liquida (il succo) da quella solida (la polpa). Le centrifughe ci permettono di beneficiare di tanta frutta e verdura cruda: carote, sedano, cetrioli, mango, ananas, limoni, agrumi, mele, pere, barbabietole, kiwi, cavolo ricciozenzero.

 

Per diverso tempo ero indecisa se comprare una centrifuga o un estrattore. Questi ultimi, permettono di ottenere più succo a parità di materia prima, inoltre le temperature basse contribuiscono ancor più a mantenere le proprietà di vitamine ed enzimi.

 

Tuttavia anche la centrifuga presenta  degli importanti vantaggi. Innanzitutto è economica ed è più veloce. Ha meno problemi a trattare verdure in foglia o tuberi anche molto duri e fibrosi, non è necessario alternare piccoli pezzi di varia consistenza, tutto ciò che è stato inserito nella centrifuga  viene tritato e trasformato in succo.

 

Il montaggio e la pulizia del macchinario sono semplici e veloci. Inoltre la garanzia è di tre anni e se non siete soddisfatti potete riconsegnare il prodotto, che vi verrà rimborsato. La centrifuga Silvercrest costa 34,99.

 

All’interno della scatola troverete anche il ricettario, con 10 proposte interessanti, ottimi spunti per iniziare ad avere confidenza con il prodotto. Il mio consiglio però è quello di lavorare di fantasia: scegliete la frutta e la verdura di stagione che più vi piace e createvi il succo per la vostra colazione o il vostro spuntino!

 

Io per iniziare sono andata sul classico, e ho estratto il succo da 2 carote, mezzo limone, mezza mela e una radice di zenzero: buonissimo! Dolce, agrumato, fresco, e sicuramente lo zenzero creava il giusto legame tra gli ingredienti. Preparate le vostre centrifughe e gustatele istantaneamente: solo così beneficerete di tutte le proprietà nutrizionali della frutta e della verdura che avete scelto.

 

Non buttate la polpa che viene allontanata dal serbatoio! Tutta la parte solida la potete riutilizzare per i vostri piatti dolci e salati. Immaginate un estratto di carote, sedano e cetriolo: la polpa la potete riutilizzare per un soffritto o per una quiche di verdure. Oppure potete prepararvi un estratto di carote, e utilizzarne la polpa per una torta camilla!

 

 

 

 

Il propoli

 

 

 

Lapi sono insetti molto importanti, fondamentali per garantire gli equilibri degli ecositemi e l’esistenza  dell’impollinazione.  I primi popoli ad allevare le api furono gli Egizi, tanto che è presente una ricca simbologia associata a questi animali su papiri, templi e gioielli.

I prodotti delle api sono utilizzati dall’antichità, e sono stati da sempre considerati preziosi e terapeutici.

Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un libro molto interessante, “SuperFood” di David Wolfe, in cui ci sono molte notizie sulle api e sui prodotti che ne derivano, che vi voglio raccontare.

 

LA VITA NELL’ALVEARE

Un alveare può contenere fino a un massimo di 80.000 api: c’è una sola regina, centinaia di fuchi maschi e tantissime  api operaie, che sono femmine. L’ape regina può deporre fino a 3.000 uova al giorno. Ogni giorno, le api dello stesso alveare visitano circa 225.000 fiori, ogni ape circa 1000. Per quanto piccole, le api hanno il tessuto nervoso più denso rispetto a qualsiasi altro animale: ciò permette loro di comunicare attraverso una danza, che riescono a comprendere anche al buio; la presenza di una banda magnetica intorno al cervello, invece, le aiuta ad orientarsi.

Le api sono gli unici insetti a produrre del cibo per l’uomo: miele, pappa reale, polline e propoli.

 

Oggi vi parlerò proprio del propoli.

 

Che cos’è il propoli?

 

Il propoli è l’insieme delle resine che vengono raccolte dalle api a partire dai germogli e dalle cortecce degli alberi. All’interno di questa resina sono presenti i bioflavonoidi, con azione antibiotica, antifungina e antibatterica, usate dalle api come protezione. Infatti in un alveare si raggiungono i 34 gradi e in un ambiente caldo e molto affollato è possibile il diffondersi di malattia portate da batteri e virus. Il propoli serve a questo: a sigillare le fessure dell’alveare.

Il propoli viene raccolto dall’uomo per le sue azioni antibatteriche, antifungine e antibiotiche, completamente naturali.

 

Cosa contiene?

 

Il propoli è molto ricco di sostanze importanti:

-minerali

-amminoacidi

-grassi

-vitamina C

-vitamina E

-vitamine gruppo B

-bioflavonoidi

 

Le vitamine C, E e del gruppo B sono importanti per rafforzare il sistema immunitario, aumentare la longevità e quindi prevenire l’invecchiamento cellulare. Gli amminoacidi  e i grassi sono importanti per rispondere ai fabbisogni plastici ed energetici dell’organismo. Studi scientifici associano l’attività dei flavonoidi alla salute vascolare, anche se ancora non è stato chiarito quale sia l’apporto ottimale di queste molecole, in quanto la loro biodisponibilità, ovvero la quantità di sostanza in grado di essere assorbita e utilizzata dall’organismo, è influenzata da molti fattori endogeni ed esogeni.

 

Dove comprare il propoli?

 

Si trova in erboristeria o nei negozio di commercio equo-solidale. Viene venduta sia in forma grezza, dal colore scuro e dal sapore amaro, poco diffusa sul mercato, sia a gocce, da diluire in acqua, latte o direttamente nel miele, in modo facile e veloce per sfruttare tutti i benefici di questa sostanza!

 

I 9 cibi che accelerano il metabolismo

Accelerare il metabolismo è importante per bruciare grassi e quindi perdere peso.
Per definizione, il metabolismo basale è la velocità con cui l’organismo consuma energia, che viene impiegata per soddisfare i  fabbisogni fisiologici. Stimolandolo in modo efficace, si incrementa la capacità del nostro corpo di perdere peso.
Per farlo generalmente si parte seguendo una corretta alimentazione e facendo attività fisica, anche blanda, ma costante.
E’ importante sottolineare che ognuno di noi è diverso dall’altro, quindi se il vostro fine è quello di perdere peso, vi consiglio di rivolgervi ad un nutrizionista che vi darà indicazioni specifiche e personalizzate per raggiungere l’obiettivo in modo efficace.
Se invece siete curiosi di conoscere quali sono i cibi che stimolano il metabolismo, ve li elenco solo alcuni, fra i più comuni e fra i più efficaci, presenti spesso nelle nostre tavole.
PEPERONCINO
Il peperoncino ha un importante ruolo nella stimolazione del metabolismo poichè contiene capsacina, una molecola molto studiata dai ricercatori: non solo determina il sapore piccante del peperoncino, ma ha anche  proprietà vasodilatatorie, accelera i processi metabolici e permette di protrarre  il senso di sazietà per un tempo più lungo.
CEREALI INTEGRALI
Ricchi di fibre e di carboidrati complessi, sono ottimi perchè rilasciano energia gradualmente, così da aumentare la sazietà ed evitare che ci siano alte concentrazioni di zuccheri nel sangue, che vengono trasformati in grassi dall’organismo, provocando, nel tempo, un aumento di peso. Le farine integrali come l’avena e la segale, andrebbero sempre preferite a quelle raffinate.
ZUPPE
Le zuppe sono un concentrato di salute: la presenza  di verdure, legumi e cereali integrali rende questa pietanza una fonte importante di vitamine, antiossidanti, fibre e sali minerali.
L’associazione di cibi solidi e di alimenti liquidi favorisce il senso di sazietà e fa si che l’organismo utilizzi le scorte di energia accumulate in precedenza. Consiglio di utilizzare maggiormente cereali come farro, orzo, avena, che sono più digeribili ed hanno un buon contenuto di proteine. Inoltre, è possibile sostituire le zuppe, con le creme di verdure e legumi, perfette per la stagione invernale, da gustare con pane integrale tostato, un goccio di olio EVO e una manciata di parmiggiano grattuggiato: un piatto gustoso e nutriente.
MANDORLE
Le mandorle riattivano il metabolismo grazie agli alti contenuti di calcio, di proteine e di omega 3. Questi ultimi, in particolare, sono molecole che aiutano a stabilizzare il metabolismo: altri alimenti che ne sono ricchi sono i semi di zucca, i semi di chia, le noci e il pesce. Le mandorle, così come le noci, sono un frutto molto calorico, quindi è importante non esagerare con le dosi: 3 mandorle al giorno sono più che sufficienti.
MELE
Una mela al giorno toglie il medico di torno: un proverbio conosciuto da tutti e confermato anche dalla scienza. E’ stato dimostrato che mangiare una mela prima dei pasti principali aumenta la sazietà, facilita la diuresi e regola il funzionamento intestinale, soprattutto se consumate con la buccia, che è ricca di fibre e di pectine: quest’ultime, secondo diversi studi scientifici, hanno un effetto anti-obesità. Inoltre, l’aceto di mele, derivato proprio da questo frutto, favorisce la digestione e stimola la capacità dell’organismo di bruciare i grassi.
TE’ VERDE
Noto per le sue proprietà antiossidanti e antinvecchiamento, il tè verde ha anche una forte azione depurativa e stimolante sull’organismo. Ricco di polifenoli e flavonoidi, favorisce l’eliminazione  delle tossine e  il corretto funzionamento del nostro corpo. In particolare contiene una molecola detta epigallocatechina gallato che  incrementa anche il metabolismo del colesterolo. Assunto come bevanda fuori pasto oppure per la prima colazione, favorisce una maggiore capacità dell’organsimo di bruciare i grassi, riducendone l’assorbimento. Ottimo aiuto per chi segue una dieta ipocalorica.
SPEZIE
Conosciute per essere ricche di antiossidanti e per avere benefici sulla salute, le spezie aiutano anche il funzionamento del metabolismo. Cannella, curcuma, carry, zenzero, pepe, cumino, aggiunti regolarmente durante la preparazione delle vostre pietanze, le renderanno non solo più gustose, ma permetteranno anche di contrastare l’accumulo dei grassi. Molto utili  per insaporire i vostri cibi, senza utilizzare il sale.
CAROTE E SEDANO
Utilizzati insieme, sono un concentrato di fibre, di vitamine e di acqua, importanti elementi nella regolarizzazione del metabolismo. Provate a consumare carota e sedano sotto forma di centrifugato, magari aggiungendo un po’ di succo di limone e di zenzero: un concentrato di salute!
ACQUA
Sembrerà banale dirlo, ma alla base del corretto funzionamento metabolico, c’è una corretta idratazione. Bevete almeno 2 litri di acqua, sia durante che lontano dai pasti: migliorerà il senso di sazietà, di diuresi e l’attività intestinale.

Il sedano: un ortaggio multiproproprietà

Il sedano, conosciuto anche con il nome di Apium graveolens, è una pianta erbacea biennale largamente coltivata in Italia. Cresce spontaneo nei luoghi erbosi e paludosi e può raggiungere gli 80/100 cm di altezza.
Largamente utilizzata in cucina per soffritti e a scopo decorativo, nasconde tante proprietà benefiche.
IPOCALORICO E ANTIOSSIDANTE
Innanzitutto ha poche calorie: circa 16 Kcal per 100 grammi, quindi è un ottimo prodotto da utilizzare nelle diete ipocaloriche: molto gustoso in combinazione con cavolo riccio, mela verde e spinaci.
Gli steli del sedano contengono importanti quantità di minerali, come potassio, fosforo, magnesio, calcio, vitamine C,  E,  K e alcune vitamine del gruppo B mentre nelle foglie racchiudono grandi quantità di vitamina A.
Inoltre, è ricco di polifenoli. I polifenoli di origine vegetale sono noti per possedere effetti anti-infiammatori e antiossidanti. Negli ultimi anni, diversi studi hanno indagato i loro potenziali benefici per il trattamento di malattie croniche associate all’infiammazione prolungata ed all’eccessivo stress ossidativo, come la degenerazione maculare legata all’età. In particolare, il sedano contiene la luteolina, a cui è stata associata la capacità di aumentare la sopravvivenza delle cellule dell’epitelio pigmentato retinico, apportando numerosi benefici sia per la vista sia per il cervello.
PROTEZIONE PER I RENI
I frutti e le radici sono un ottimo diuretico, combatte la ritenzione idrica, protegge reni e vescica e diminuisce il rischio di nefriti.
PROPRIETA’ ANTITUMORALI
Numerosi studi hanno riscontrato nel sedano alte concentrazioni di apigenina, un flavonoide che si trova comunemente in molti frutti e verdure come il prezzemolo e la camomilla. Negli ultimi decenni, l’apigenina è stata riconosciuta come agente anticancro. Diversi studi hanno dimostrato infatti che l’apigenina regola la risposta cellulare allo stress ossidativo e al danno al DNA, la soppressione di infiammazione e induce l’apoptosi, ovvero la morte delle cellule alterate, apportando benefici importanti a livello sistemico.
CONTROLLO GLICEMICO
Alcuni studi hanno indicato che l’estratto di semi di sedano può essere efficace nel controllare l’iperglicemia e iperlipidemia, e hanno dimostrato che il sedano ha effetti protettivi nel funzionamento del pancreas.
METEORISMO
I frutti e le foglie del sedano sono tradizionalmente impiegati per le loro proprietà carminative e rilassanti e quindi facilitano la digestione e aiutano ad espellere i gas intestinali.
PROTEZIONE CONTRO L’IPERTENSIONE
L’estratto delle foglie di sedano ha effetti nella regolazione della concentrazione di colesterolo e trigliceridi nel sangue e della pressione sanguigna.  In alcuni studi scientifici si evidenzia come le foglie di sedano  abbiano un’attività antipertensiva anche nel trattamento della patologia allo stato cronico, che sembra essere attribuibile all’azione di alcune molecole presenti di origine idrofobica.
Quindi consumare il sedano regolarmente aiuta il nostro organismo a funzionare meglio.
Ma come cucinarlo?
Propongo di mangiarlo in associazione ad altre verdure a foglia verde, meglio se crude, in modo tale da fare rifornimento di antiossidanti! Recentemente mi sono imbattuta in questa ricetta ipocalorica, vegana e protettiva: un FRULLATO VERDE, perfetto per iniziare bene la giornata o ricaricarsi a metà pomeriggio! Ricco di acqua, sali minerali e vitamine, stuzzicherà i vostri occhi e il vostro palato!
FRULLATO VERDE IDRATANTE
-5 foglie di cavolo riccio
-1 gambo di sedano
-mezzo bicchiere di spinaci
-1 banana fresca
-1 mela verde
-una manciata di zenzero fresco
-succo di un limone
Tagliate tutti gli ingrediente e passateli al mixer. Per regolare la densità potete aggiungere altre foglie di vegetali o mezza banana in più se vi piace un frullato più cremoso oppure aggiungere del latte di mandorle o del succo di ananas per renderlo più liquido.

I benefici della lievitazione naturale: il lievito madre

Negli ultimi decenni si sono sviluppati processi industriali più veloci nella produzione del pane,  non sempre salutari per il nostro organismo. Oggi però, grazie a una maggiore attenzione per l’alimentazione e il benessere fisico, si sta tornando ai sapori tradizionali di un tempo, e si è reintrodotto l’utilizzo del lievito madre nella preparazione di molti prodotti farinacei, tra cui il pane.
Il lievito madre vanta numerose proprietà nutrizionali e benefici da non sottovalutare. Questo tipo di lievito è chiamato anche “lievito naturale” o “pasta madre” e si tratta di un impasto, a base di  farina e acqua, acidificato naturalmente tramite microrganismi che danno il via al processo di fermentazione. Il processo di lievitazione, quindi, è molto più lungo e lento, ed è proprio questa caratteristica che apporta proprietà importanti e salutari.
In tutto il mondo, sono presenti diverse tipologie di lievito. Da un punto di vista tecnologico, il loro metabolismo contribuisce principalmente alla lievitazione e al sapore dei prodotti in cui vengono adoperati. Infatti, oltre ai saccaromiceti, che rappresentano la tipologia di lievito più comune ed usato, sono presenti anche i lattobacilli,  batteri responsabili della trasformazione dello zucchero in acido lattico e di conseguenza dell’acidificazione dell’impasto. Pertanto nella lievitazione naturale, accanto alla fermentazione alcolica operata dai saccaromiceti, avviene anche una fermentazione di tipo acido che è proprio quella che conferisce al pane un gusto e un aroma particolare. Questi batteri producono acidi lattici e acetici, e sono proprio questi acidi checontribuiscono a un notevole numero di funzioni benefiche.
Tra le proprietà del lievito naturale rientra l’attivazione della fitasi, un enzima che si trova negli involucri esterni del chicco di frumento e di altri cereali ed è in grado di scomporre l’acido fitico presente nella crusca. Affinchè possa agire, la fitasi necessita di un ambiente particolarmente acido e di un tempo di reazione lungo. Entrambe le condizioni sono soddisfatte solo con il lievito naturale. Grazie all’azione della fitasi aumenta l’assimilazione da parte dell’organismo di importanti sostanze nutritive,  come antiossidanti, acido folico, ferro, calcio, zinco, magnesio e vitamine del gruppo B.
Inoltre, i lieviti sia perchè sono presenti in concentrazione minore rispetto agli impasti commerciali, sia perchè modificano o eliminano le proteine e gli zuccheri, aumentano la tollerabilità dell’alimento per chi è sensibile o intollerante al grano e al glutine.
Infine, la fermentazione dei batteri lattici favorisce un’alta digeribilità per l’organismo e agisce da conservante naturale.
Come si prepara il lievito madre?
La preparazione classica della pasta madre comincia da un impasto acido spontaneo ottenuto con la lievitazione innescata in un impasto di farina e acqua: questo impasto deve essere lasciato acidificare spontaneamente, permettendo così lo sviluppo di varie specie di batteri.
E’ importante la scelta della farina, che dovrebbe sempre essere biologica, e se possibile, macinata a pietra così da conservare le sue componenti organolettiche e nutrizionali. Alcune ricette prevedono anche l’aggiunta di yogurt, frutta zuccherina e miele, ma si tratta di varianti in realtà poco significative a livello pratico.
Gli ingredienti dell’impasto per preparare la pasta madre sono:
-200 gr di farina bio di tipo 0 semintegrale e integrale
-100 ml di acqua tiepida
E’ importante che la temperatura della cucina in cui si prepara la pasta madre sia di 22-25°. Mettete la farina in una terrina, aggiungendo l’acqua un po’ per volta fino ad ottenere un impasto molto morbido ma non troppo appiccicoso.
Fate passare due giorni: l’impasto, che ha iniziato a gonfiarsi, va rinfrescato: dopo averlo pesato, prendetene 200 g e il resto conservatelo in frigo. Aggiungete  altri 200 gr di farina e 100 ml d’acqua. Procedete come descritto nel primo passaggio e fate riposare per altri 2 giorni.
Il cosiddetto rinfresco, con la medesima procedura e le medesime quantità serve a fornire nuovi zuccheri semplici e complessi da far mangiare ai lieviti e favorire così il processo di lievitazione. Potete andare avanti con questo procedimento anche per diversi giorni in base alla quantità di impasto di cui avete bisogno.
La pasta madre viene conservata in frigo per una settimana.
Il procedimento è lento, e necessita di molta pazienza, ma vi permetterà di preparare succolenti filoni di pane, con farina bianca o integrale, e perchè no, aggiungendo all’impasto finale olive o noci e uvetta, dal sapore più dolce, e adatto alle vostre colazioni più gustose.

Tisana al finocchio: i segreti di un antico rimedio naturale

Chi mi conosce sa bene quanto amo le tisane: ogni volta che invito le amiche a casa, nelle fredde serate d’inverno, assaporiamo insieme infusi diversi a base di finocchio, zenzero, frutti rossi, equiseto, melissa.
Cosa si intende per tisana?
 
Le tisane sono dei preparati che sfruttano l’effetto solvente dell’acqua per estrarre sostanze medicamentose da fonti vegetali d’interesse salutistico
Esistono diverse tecniche per preparare una tisana, ovvero la macerazione, la decozione e l’infusione, e vengono scelte in base al tipo di fonte vegetale scelta e al tipo di principio attivo che si vuole estrarre.
Il macerato si ottiene facendo riposare il composto in acqua tiedida anche per diverse settimane, ed è molto utile in caso di estrazione di sostanze termolabili, ovvero quelle componenti che con le alte temperature potrebbero distruggersi. Il decotto, invece, consiste nel portare a ebollizione la droga vegetale da un minimo di 5 minuti fino a un massimo di 30 minuti. L’infusione è il metodo più diffuso e utilizzato nelle nostre case, anche perchè è il più veloce, e rispetto al decotto è da preferire per estrarre sostanze volatili che con l’ebollizione andrebbero perse. Consiste nel versare acqua bollente sul composto vegetale, lasciandolo in ammollo fino a 20 minuti.
In base all’effetto fitoterapico che si vuole ottenere, è possibile associare estratti vegetali diversi. Per esempio, un’ottima tisana diuretica si ottiene miscelando asparago ed equiseto, se volete invece un effetto rilassante vi consiglio la passiflora e il biancospino.
Una tisana che amo molto è quella a base di finocchio, ottima per le sue proprietà analgesiche e digestive.
Tisana al finocchio: proprietà
Il finocchio (Fœniculum vulgare ) è una pianta erbacea mediterranea della famiglia delle Apiaceae (Ombrellifere), conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà aromatiche.
È utilizzato per chi ha difficoltà digestive, aerofagia, vomito ed è conosciuta come rimedio della nonna nell’allattamento per ridurre le coliche d’aria nei bambini.  È noto infatti che una tisana fatta con i semi di questa pianta sia molto efficace nel trattamento di gonfiori addominali. Inoltre combatte i processi fermentativi dell’intestino crasso e quindi diminuisce il gas intestinale.
Oltre a questa azione carminativa, è sia uno stimolante e regolatorio del processo digestivo che un rilassante della muscolatura liscia addominale in generale, per tale motivo spesso è indicato come rimedio per lenire i dolori mestruali. Infatti, recenti studi dimostrano come gli estratti di semi di finocchio riducano l’intensità delle contrazioni uterine indotte da prostaglandine e ossitocina  durante il periodo mestruale.
Come preparare la tisana di finocchio
 
Per la preparazione della tisana si utilizzano i frutti del finocchio, impropriamente chiamati semi, che contengono sostanze volatili responsabili delle  proprietà eupeptica, carminativa, diuretica, digestiva, antinfiammatoria, antiossidante e antispasmodica. In commercio troverete i”semi” di finocchio sfusi oppure le pratiche bustine da utilizzare in infusione.
Benefici e non solo…
Come tutti i rimedi naturali, anche la tisana al finocchio, consumata sporadicamente per beneficiare delle proprietà terapeutiche non crea particolari problemi. E’ importante avere cautela se siete soggetti allergici e  se viene assunta ad alte dosi e per periodi prolungati di terapia; infine, se state seguendo terapie farmacologiche, prima di consumare infusi di finocchio, consultate il vostro medico, dato che ci potrebbero essere possibili interazioni molecolari, alterando così gli effetti dei farmaci che assumete.
Negli ultimi anni  studi scientifici hanno evidenziato che una sostanza presente nei semi di finocchio, ovvero l’estragolo, possa avere un effetto dannoso in una fascia di popolazione vulnerabile  (neonati, bambini, donne in gravidanza e allattamento). La tisana al finocchio  viene utilizzata da sempre  come rimedio naturale per limitare le coliche dei neonati e favorire la produzione del latte nelle mamme durante l’allattamento. Secondo l’INRAN, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti  e la nutrizione, e l’EMEA, l’Agenzia europea che si occupa della valutazione scientifica dei farmaci,  il consumo di tisane al finocchio non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 4 anni, a meno di una specifica indicazione del pediatra, così come non è raccomandato nel caso di donne in gravidanza e durante l’allattamento.  Da quanto emerso dallo studio condotto su tre tipologie di prodotti a base di finocchio (semi sfusi, tisane solubili e bustine) e dai dati ottenuti, i ricercatori sostenevano che i livelli di estragolo, fossero troppo alti per essere considerati sicuri per la salute di questa fascia di popolazione .
Tuttavia, in seguito al dilagare dell’informazione che i semi di finocchio potevano essere dannosi, l’Università di Careggi di Firenze ha documentato, con dati di letteratura e ricerche mirate, che non solo i semi di finocchio non sono da considerarsi nocivi per la salute, ma per di più svolgono un’azione antitumorale, grazie alla presenza di alcuni polifenoli (epigallo catechin-gallato), contenuti tra l’altro anche nel tè verde.
Quindi è possibile affermare che i semi di finocchio contengono sostanze anticancerogene, ma non che la tisana al finocchio possa avere effetti antitumorali, poiché la concentrazione di tali principi attivi all’interno della droga è troppo bassa per poter avere degli impieghi clinici.
Ad oggi sono in atto ulteriori studi per approfondire meglio quanto detto sia sull’estragolo che sull’epigallo catechin-gallato. Nel frattempo consiglio di armarsi sempre di buonsenso per il consumo di qualsiasi fitoterapico e integratore naturale, è bene non esagerare con le quantità, ma attenersi sempre alle dosi giornaliere e alle indicazioni ricevute, che generalmente vanno 10 a 12 mg per kg di peso corporeo di estratto secco di semi di finocchio.
In questo modo potrete beneficiare di tutte le proprietà fitoterapiche di questo potente estratto naturale.

Cosa mangiare prima di allenarsi

Molti di noi pensano che saltare i pasti prima di allenarsi sia la cosa giusta da fare, soprattutto se lo scopo del training è la perdita di peso. Proviamo a focalizzarci su alcuni punti per approfondire meglio l’argomento.
Perché si dovrebbe mangiare prima di allenarsi?
Mangiare prima di qualsiasi attività fisica è fondamentale per incrementare l’efficacia e i risultati che si vogliono ottenere, avere la giusta concentrazione di zuccheri nel sangue (impedendo l’insorgenza di stanchezza e vertigini), sopportare al meglio il carico di allenamento, protrarre la performance per il tempo necessario ed evitare di raggiungere un deficit energetico tale da prolungare eccessivamente i tempi di recupero muscolare tra una sessione e l’altra.
Quando e cosa magiare?
E’ importante considerare che “l’alimentazione dello sportivo” si basa su tanti fattori importanti, tra cui il tipo e l’orario di allenamento, i tempi di digestione, la soggettività. Questo vuol dire che i nutrienti necessari per una sessione di un atleta di mezzofondo sono diversi rispetto a chi si allena con i pesi. Individuare la giusta quantità di cibo è fondamentale. Si tratta innanzitutto di uno spuntino (e non di un pasto completo) che dovrebbe avere circa 100/200 kcal, così suddivise:
-proteine magre
-grassi sani
-carboidrati
Quindi è necessario fare un pasto altamente digeribile, energetico e con prevalenza glucidica (derivata da alimenti e non da integratori) almeno 60 minuti prima. I cibi con prevalenza glucidica sono miele, cereali e derivati (pasta, pane, gallette, farro, avena, orzo), patate, castagne, frutta e verdura.
L’alimento più mangiato prima di un allenamento sono sicuramente le banane. Ottima fonte di carboidrati ad azione rapida e di potassio, che migliora il funzionamento di muscoli e del sistema nervoso.
Io consiglio anche di assumere fibre, perché permettono di avere un costante rilascio di carboidrati nel sangue, ciò vuol dire non andare mai in deficit di energia durante l’allenamento.  Se vi allenate al mattino, potete quindi consumare un porridge di avena, gustoso e energizzante. Oppure, come alternativa per un allenamento pomeridiano, provate a cucinarvi dei frullati di verdure o di frutta, aggiungendo yogurt o latte in funzione della consistenza che volete ottenere e che più vi piace. I frullati sono molto gustosi e veloci di preparare, perfetti per chi non ha mai tempo di pensare al pre-allenamento!
Molti esperti del fitness consigliano di bere prima di allenarsi per il miglioramento della propria prestazione fisica. Mezzo litro di acqua un’ora prima dell’allenamento è più che sufficiente. Non dimenticate anche di idratarvi durante l’allenamento stesso (bevendo a piccoli sorsi, per non sovraccaricare lo stomaco) e dopo, per reintegrare i liquidi persi con la sudorazione. Oltre a rifornirsi di acqua, è possibile reintegrare liquidi consumando bevande sportive ricche di sali minerali e zuccheri. Il contenuto salino delle bevande sportive non dovrebbe essere mai eccessivo; l’assunzione di bevande ipertoniche, oltre ad ostacolare l’assorbimento dell’acqua, la richiama dal plasma all’intestino con ulteriore disidratazione e squilibri intestinali.
Cosa è assolutamente vietato
Sicuramente rimanere a stomaco vuoto prima di allenarsi, e oggi abbiamo capito il perché. E altrettanto importante da evitare è abbuffarsi, rischiando di arrivare appesantiti e pieni in palestra. Quindi SI agli spuntini intelligenti, NO ai cibi esageratamente ricchi di grassi, che vengono digeriti lentamente, causando a volte anche i crampi durante l’allenamento.

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