Uva rossa e antiossidanti

 

Nelle cellule del corpo umano, così come in ogni organismo aerobico, avvengono processi biochimici che consumano ossigeno per la generazione di energia. Dal processo di utilizzazione dell’ossigeno (ossidazione), si producono tuttavia dei prodotti di scarto potenzialmente dannosi: i radicali liberi, composti instabili e altamente reattivi, in quanto presentano uno o più elettroni spaiati,  in grado di donare l’atomo di ossigeno “instabile” ad altre molecole che, di conseguenza, diventano a loro volta instabili e cercano un altro elettrone da altre molecole, innescando cosi un meccanismo di instabilità a catena.

L’alta reattività dei radicali liberi può danneggiare macromolecole biologiche, come DNA, carboidrati e proteine causando reazioni spesso indesiderate e lesive per le cellule e, quindi, per i tessuti e per gli organi (Mitscher et al.,1997;Cestaro, 1994; Wisemann et al., 1996; Berliner et al., 1996).

Gli organismi hanno pertanto sviluppato eccellenti sistemi di difesa antiossidasici, comunemente definiti antiossidanti.

Gli antiossidanti costituiscono un insieme chimicamente eterogeneo di sostanze presente in concentrazione molto bassa rispetto a quella di un substrato ossidabile, capaci di contrastare o annullare l’azione ossidante dei radicali liberi e delle specie chimiche a questi correlati.

In base alla natura della loro origine, i sistemi enzimatici antiossidanti possono essere suddivisi in endogeni o esogeni, a seconda che – rispettivamente – vengano prodotti dal nostro organismo o debbano essere introdotti dall’esterno, per esempio attraverso l’alimentazione.

Sono antiossidanti endogeni sistemi enzimatici quali la superossido-dismutasi (SOD), glutatione perossidasi (GPx), catalasi (CAT) – ed una serie di agenti idrosolubili o liposolubili distribuiti sia all’interno delle cellule che nei fluidi extracellulari, quali il glutatione, la lattoferrina, la trasferrina, la ceruloplasmina, l’albumina, la bilirubina e l’acido urico.

La cellula combatte gli insulti ossidativi, oltre che in maniera enzimatica, anche tramite molecole antiossidanti esogeni quali acido ascorbico (vitamina C) , tocoferoli (vitamina E) , carotenoidi, polifenoli introdotti tramite l’alimentazione.

Si tratta di sostanze che appartengono al regno vegetale, sintetizzate dalle piante per soddisfare varie necessità fisiologiche: la difesa contro parassiti, agenti tossici, condizioni ambientali inadeguate, raggi ultravioletti; l’attrazione degli impollinatori (gli antociani e i flavonoidi sono responsabili della colorazione di fiori e foglie); il supporto strutturale (lignina e tannini); la regolazione mediante fitormoni (flavonoidi ed altre sostanze fenoliche semplici).

I polifenoli sono i principali antiossidanti vegetali ad attività scavenger (sostanza in grado di trasformare i radicali dell’ossigeno in composti non radicalici, privi di reattività e quindi di tossicità) e sono presenti nel regno vegetale in numero assai elevato; questa varietà dipende dalle numerose reazioni di idrossilazione, glicosilazione, metilazione e polimerizzazione che avvengono durante il processo di biosintesi. Un efficace antiossidante è il resveratrolo, presente oltre che nell’uva anche nelle bacche di Acai (Euterpe oleracea)e nel Poligonum cuspidatum, quest’ultima un’antichissima pianta cinese.

Molte malattie croniche tra cui aterosclerosi e neoplasie maligne riconoscono come meccanismo patogenetico di base un aumentato stress ossidativo. Questa situazione è dovuta alla perdita del normale equilibrio tra carico di radicali liberi e difese antiossidanti.

Un’alimentazione ricca di frutta e verdura sembra in grado di proteggere da tali malattie per il suo alto contenuto di sostanze antiossidanti

 

L’UVA ROSSA COME ANTIOSSIDANTE NATURALE

Il consumo di uva e prodotti derivati, come il vino rosso durante i pasti, è stato associato a numerosi effetti positivi sulla salute, che non si limitano al solo effetto antiossidante/antiradicalico, ma includono anche un’azione:

  • antiinfiammatoria;
  • cardioprotettiva;
  • anticancerosa;
  • antimicrobica;
  • neuroprotettiva

Nell’uva sono presenti numerosi nutrienti quali zuccheri, vitamine, sali minerali, fibre e fitochimici. Tra questi ultimi, i polifenoli si sono dimostrati i composti più importanti nel determinare gli effetti positivi del frutto e dei prodotti derivati.
L’uva è infatti uno dei frutti più ricchi in polifenoli, la cui composizione è fortemente influenzata da diversi fattori quali la varietà o cultivar, le condizioni ambientali in cui avviene la maturazione, eventuali malattie quali infezioni fungine, come anche la lavorazione che subisce.

I polifenoli sono presenti sia in quantità che in varietà decisamente maggiori nell’uva rossa, e quindi nel vino rosso, rispetto a quella bianca. Questo, secondo molti ricercatori, sarebbe alla base dei maggiori benefici sulla salute derivanti al consumo di uva/vino rosso rispetto a quella bianca ed i suoi derivati.
I polifenoli dell’uva e del vino sono una complessa miscela di composti flavonoidi (antociani, catenine, tannini, flavonoli), e non flavonoidi.

La maggior parte dei flavonoidi presenti nel vino derivano dallo strato epidermico della buccia, mentre il 60-70% del totale dei polifenoli è presente nel vinacciolo.

Il resveratrolo è un importante polifenolo presente nel vino rosso, nella buccia dell’uva ed in altri vegetali, comprese le arachidi; inibisce l’ossidazione delle LDL e l’aggregazione piastrinica, proteggendo l’organismo dalle malattie cardiovascolari (azione antitrombotica, antinfiammatoria, antiaterogena e vasorilassante). Possibile azione antitumorale, estrogeno-simile e antivirale.

 

 

Fonti

LUVAE

Pubmed

 

 

La salute si cura a tavola

Il filosofo Feuerbach inventò il motto “sei ciò che mangi”. Nel corso dei secoli, la scienza ha saputo confermare la correlazione tra salute e alimentazione. Ora sappiamo tanto sui cibi che fanno “bene” e “male”, e tante leggende metropolitane sono state sfatate.

Uno dei primi studi fu quello iniziato nel 1958 in Cina, dove si osservò che gli abitanti della valle di Lin Xian soffrivano di tumore all’esofago. La causa principale fu associata a un pomodoro che, avvolto in una buccia di grano ruvida e essiccato al sole, poteva essere conservato anche 10 anni. Tuttavia l’ingestione di questo pomodoro provocava lacerazioni all’esofago su cui operavano sostanze acide e fungose presenti nei cavoli in salamoia, tipiche leccornie locali che, a lungo andare, causavano l’insorgenza di tumori.

In seguito a tale scoperta, si effettuò una campagna di informazione ed educazione alimentare per sensibilizzare le persone sulla corretta conservazione del cibo e sull’adozione di cibi sani e poco grassi.

Infatti, da alcune evidenze scientifiche, divenne noto che il grasso eccessivo aumenta gli acidi biliari e gli altri costituenti biochimici che i batteri trasformano in cancerogeni. Inoltre, per migliorare il transito intestinale, si iniziò a prendere consapevolezza dell’importanza delle fibre (farina integrale, crusca, legumi, verdura) che aumentano il volume delle feci e quindi ne diluiscono i componenti, compresi i cancerogeni, e abbassano il tempo di transito intestinale, riducendo quindi il contatto tra mucosa intestinale ed eventuali cancerogeni.

Sempre più spesso i mass media divulgano le cosiddette “diete anticancro”, anche se in questo la comunità scientifica non è unanime. Ciò che è acclamato, è che lo zucchero è la benzina della proliferazione delle cellule cancerogene, quindi la riduzione di tale nutriente ha un beneficio sulla gestione della malattia e che alcuni macronutrienti  hanno un’attività antitumorale, come la vitamina A (carote, zucche, patate dolci) e C (agrumi).

La dieta è oggettivamente un sistema importante per prevenire o ritardare le patologie legate all’invecchiamento cellulare. I cibi contengono dei principi attivi in grado di avere un effetto benefico sull’organismo. L’ultima sfida della ricerca è quella di creare farmaci partendo dai principi attivi presenti in natura, come resveratrolo, curcumina, polifenoli, gingerolo. La scienza che si occupa di come il cibo interagisce con i geni , producendo salute o malattie, è la nutrigenomica. Ad oggi è accertato che, attraverso una dieta ricca di frutta e verdure, è possibile promuovere un buono stato di salute.

 

 

Omega-3 e Omega-6

 

L’uomo preistorico trovava le due famiglie di acidi grassi polinsaturi nella proporzione fisiologica 1:1. Ma tale rapporto, ad oggi, si è modificato, fino ad arrivare, nell’alimentazione occidentale odierna, ad un rapporto 20:1 a favore degli Omega-6.

Gli Omega-3 e gli Omega-6 sono entrambi molto importanti nell’alimentazione, poiché entrano nella composizione delle membrane cellulari. Le nostre cellule, per funzionare bene, devono avere una certa fluidità, che permettono a molti recettori, come per esempio quello dell’insulina, di funzionare bene. Omega-6 in eccesso irrigidiscono le membrane, che diventano meno sensibili all’azione di questo ormone. Al contrario, un maggiore apporto di Omega-3 rende più fluide le membrane, migliorando di conseguenza il metabolismo degli zuccheri.

Gli Omega-3 sono molto importanti per le loro spiccate proprietà antinfiammatorie: essi si trovano nelle noci, nel pesce e negli oli vegetali, come quello di colza e di soia. Il tonno, il salmone, la trota e le aringhe ne sono ricchissimi, al contrario della carne, che invece non è considerata una fonte di Omega-3.

Gli Omega-6, invece, quando vengono ingeriti, danno origine a dei composti da potenti effetti biologici, che   favoriscono le infiammazioni, l’aggregazione sanguigna e la contrazione dei vasi.

Ciò significa che una dieta squilibrata a favore dei soli Omega-6 può avere degli effetti negativi sulla salute.

Il rapporto consigliato tra Omega-3 ed Omega-6 è 2-4:1. Questo permette di migliorare la lipemia e la regolazione della pressione arteriosa, bilanciare gli eicosanoidi infiammatori e antinfiammatori e quindi, più in generale, avere un effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro.

L’interesse verso gli Omega-3 è emerso circa 20 anni fa quando i ricercatori hanno preso in considerazione la salute degli Eschimesi in Groenlandia. Nonostante la loro alimentazione fosse ricca di grassi (carne e olio di foca e di balena), sono quasi risparmiati da malattie cardiovascolari e infiammatorie. Presto si è scoperto che questa salute invidiabile era dovuta proprio agli Omega-3, le cui proprietà favoriscono l’abbassamento dei trigliceridi nel sangue, di contrastare i processi infiammatori, di permettere lo sviluppo armonico del sistema nervoso e di diminuire il rischio di infarto, secondo quanto pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Per concludere, gli scienziati sono d’accordo nell’affermare che l’alimentazione deve essere composta, apprensivamente, da un quarto di acidi grassi saturi, più della metà di acidi grassi monoinsaturi e dalla restante parte di acidi grassi polinsaturi (PUFA).

Quindi si al pesce (anche se quello di allevamento contiene livelli di Omega-3 più bassi rispetto a quello selvatico, poiché non può nutrirsi di plancton, fonte di Omega-3), ai semi di lino, noci, oli vegetali (d’oliva, di arachidi, di semi di sesamo) e alla portulaca, la fonte vegetale più ricca di Omega-3.

 

 

Fonte: Dimagrire nel terzo millennio. (Nancy Cattan)

Panini fatti in casa

 

 

 

Oggi è stata una giornata particolarmente fredda, stamattina ha addirittura fatto qualche fiocco di neve, e qual è il miglior modo per passarla in casa? Cucinando dei deliziosi panini homemade! Ho preparato l’impasto utilizzando la farina di semola di grano duro rimacinata.

 

Macinazione del grano tenero e del grano duro

Dalla macinazione del grano tenero si ottiene la  farina bianca che può essere di diverse tipologie in base al grado di raffinazione: farina integrale, farina tipo 2, farina tipo 1, farina tipo 0, farina tipo 00 che è la più raffinata.

 

Dalla macinazione del grano duro si ottiene la semola integrale, la semola e la semola rimacinata. Dal grano duro non è, quindi, possibile ottenere la cosidetta “farina bianca”, infatti la farina di semola è un po’ giallina, per la presenza di carotenoidi, e granulosa.

E’ risaputo che le farine raffinate sono dannose per la salute umana. Gli esperti raccomandano di evitare il consumo di prodotti caratterizzati dalla presenza della farina bianca poiché è difficile da digerire, povera di sali minerali, aminoacidi e vitamine, e determina un innalzamento dell’indice glicemico: questo a lungo andare e con l’abuso, può avere conseguenze pericolose per la salute.

La semola di grano duro è un prodotto meno raffinato rispetto alla semola rimacinata, dal colore giallo più intenso è di granulosità più grossolana, ed è ideale per la produzione della pasta fatta in casa la quale risulta molto più digeribile.
Con la semola non è possibile preparare lievitati di nessun genere poichè non lieviterebbero affatto, si avrebbe una massa compatta e priva di sofficità.

La semola rimacinata di grano duro è ottenuta con un passaggio in più in fase di molitura, è di granulosità più sottile, dal colore più chiaro rispetto alla semola, è ideale per pizze, focacce ed altri lievitati.

Ingredienti per 6 panini

-500 g di farina di grano duro rimacinata

-sale q.b

-un pizzico di zucchero

-olio q.b

-lievito di birra disidratato per pane

-acqua circa 350 ml

-mix di semi a piacere

 

 

 

In una ciotola disponete la farina e aggiungete il sale, un pizzico di zucchero e il lievito disidratato. Io ho utilizzato il lievito Paneangeli- Mastro Fornaio. 

Mescolate e poi aggiungete un po’ di olio e l’acqua. Di solito io faccio sempre “a occhio”: man mano che aggiungo l’acqua, continuo a mescolare l’impasto così da evitare grumi. Alla fine lo lavoro sempre con le mani, per almeno 5 minuti aggiustando la consistenza dell’impasto con l’acqua o la farina. Il composto deve diventare liscio e compatto. Riponetelo in una ciotola coperta prima con della pellicola e poi con un canovaccio, e mettete il composto in un luogo caldo e asciutto, per almeno 3 ore.

Io ho fatto lievitare il pane per circa 5 ore. Una volta lievitato, l’ho rimpastato con la farina e ho diviso il composto in due metà e, in una di queste ho aggiunto un mix di semi di papavero, di lino e di girasole. Ho creato dei piccoli panini, e li ho posizionati su una teglia rivestita da carta da alluminio. Infornate a 170 gradi, forno ventilato preriscaldato per circa 15 minuti. La cottura dipende dalla grandezza dei panini: quando saranno dorati, sono pronti per essere serviti in tavola, ancora caldi!

Mangiare poco, e un po’ di tutto

 

Ogni persona affronta la dieta in modo diverso. Inizialmente ci si affida alla classica “dieta fai da te”, quella che si legge sui giornali, o nei diversi blog online, che sembra facile poiché si consuma ciò che ci piace di più: la dieta del gelato, quella del cocomero o della cioccolata. La verità è che, oltre ad essere un approccio molto noioso, si creano squilibri importanti tra i diversi macro e micronutrienti, ovvero i carboidrati, le proteine, i grassi, le vitamine e i sali minerali. Le nostre nonne avevano ragione quando ci consigliavano di “mangiare poco, e un po’ di tutto”, perché è proprio quello che ci serve: “poco” per restare in salute, “un po’ di tutto” per stare in equilibrio.

Una dieta efficace deve essere personalizzata, costruita sull’esigenza energetica di quella persona, sul suo stile di vita e su ciò che ama mangiare. Questo perché, costringere una persona a evitare un determinato cibo, crea un circolo vizioso pericoloso. Quando si proibisce di mangiare qualcosa, ci si pensa di più e aumenta il desiderio verso quel tipo di cibo. E’ meglio, quindi, non vietare cibi particolari, ma mangiarli con moderazione.

Spesso si mangia più di quanto serve, questo perché si innescano dei processi emotivi e psicologici legati al cibo. Si consumano di più i cibi che amiamo, e si evitano quelli che non ci piacciono. Chiaramente chi si appassiona a insalate, melanzane e legumi, in assenza di alterazione metaboliche, sarà magro, e normopeso.

Tuttavia, molte persone amano gli alimenti ricchi di zuccheri, grassi saturi, conservanti, in generale poco salutari. Questi cibi innescano la produzione di endorfine, che sono neurotrasmettitori che migliorano l’umore. La noradrenalina stimola a sua volta l’assunzione del cibo, la serotonina dà buonumore, la dopamina regola l’equilibrio tra soddisfazione e desiderio del cibo. Ciò indica che c’è una fitta rete di ormoni dietro la scelta alimentare e la sazietà. Tuttavia, quando il rapporto tra cibo e corpo è conflittuale, non si mangia in base ai propri fabbisogni, bensì in base ai propri desideri.

Il non riuscire a perdere peso, quando vengono escluse malattie metaboliche, è indice di scelte errate e stili di vita poco sani. Questo perché a volte si minimizzano le calorie contenute nei singoli cibi, in un cioccolatino, in un pezzo di torta, in un cocktail con gli amici. Per dimagrire, la dieta non basta.

E’ importante avere la consapevolezza che i chili di troppo aumentano il rischio di diverse  patologie, come la sindrome metabolica, l’insulino-resistenza, l’obesità e che, per raggiungere  il nostro benessere psico-fisico, si deve partire da cosa vogliamo trovare nella nostra dispensa, e quindi nella nostra tavola. Frutta e verdura a volontà, legumi, cibi integrali, carne bianca e pesce ricco di omega 3 e 6. E poi almeno 2 litri di acqua al giorno, perché l’acqua è vita, è idratazione, è regolazione di tutte le reazioni biochimiche che avvengono nel nostro organismo.

Inoltre, per perdere peso e tonificare i nostri muscoli, in modo tale da bruciare di più anche a riposo, è fondamentale l’attività fisica. Il segreto è essere costanti: sudare e sentire l’acido lattico nelle gambe per essere stati 4 ore continuative in palestra non farà di voi delle persone in forma. Tre volte a settimana, per almeno 40 minuti, per consentire la crescita della massa magra, l’attivazione muscolare, e quindi il dimagrimento graduale e duraturo nel tempo. Mangiare bene e muoversi di più, per vivere più a lungo e nelle migliori condizioni di salute.

 

Crackers ai semi di sesamo

 

Questi crackers croccanti e fatti in casa racchiudono tutto il sapore dei semi di sesamo e della farina ai 7 cereali. Senza grassi  o conservanti, sono pronti in pochi minuti, leggeri e poco calorici, ricchi di fibre preziose per favorire la digestione. I semi di sesamo sono preziosi poiché contengono molti sali minerali, come lo zinco e il calcio, importanti per il benessere delle ossa. Questi cracker ai semi di sesamo sono ideali come spuntino o come finger food, con delle salse, per aperitivi e antipasti.

 

Ingredienti:

-100 grammi di farina integrale

-100 grammi di farina ai 7 cereali

-50 grammi di semi di sesamo bianchi

-1 cucchiaino di sale

-3 cucchiai di olio evo

-120 grammi di acqua

-olio di oliva per spennellare

-2 cucchiai di semi di sesamo per cospargere

 

In una ciotola, impastate la farina integrale con quella ai 7 cereali, il sale, i semi di sesamo, l’olio d’oliva e l’acqua, fino a ricavarne un impasto liscio,  regolando la consistenza con la farina o con l’acqua. Stendete l’impasto a spessore sottile su un piano di lavoro leggermente infarinato, e poi, tagliatelo a triangoli. Disponete i triangoli su una teglia ricoperta da carta da forno, e spennellateli con l’olio d’oliva, cospargendoli poi con i semi di sesamo. Cuocete in forno ventilato preriscaldato a 175 gradi per circa 10-15 minuti.

 

 

 

Viva la pappa col pomodoro

 

Il pomodoro è tra i prodotti vegetali più consumati in Italia. Originario dalle Americhe, viene importato per la prima volta nel nostro paese nel ‘500 e, da allora, è considerato un simbolo della dieta mediterranea.

Il pomodoro è ricco di proprietà, a partire dall’altissimo contenuto di acqua, che migliora l’idratazione dell’organismo, stimola la diuresi, riducendo l’apporto calorico complessivo. Povero di zuccheri e ricco di vitamina C, questo frutto ha una potente azione antiossidante: combatte i radicali liberi, contrastando l’invecchiamento cellulare. Inoltre è ricco di potassio, che regola la pressione arteriosa, migliora la funzionalità muscolare e gli scambi cellulari. La presenza di fibra, un prebiotico per la flora batterica intestinale, promuove il corretto equilibro dell’intestino,  il cui esatto funzionamento è indispensabile per mantenersi in salute e contrastare il rischio di patologie degenerative, autoimmuni, obesità e allergie.

Il colore rosso della buccia è dato dalla presenza di licopene, un carotenoide importante nella prevenzione dei tumori e per il funzionamento del sistema immunitario: il licopene si assorbe meglio se il pomodoro è cotto, poiché la temperatura rompe le pareti cellulari e lo rende più disponibile. Al contrario, la vitamina C è più biodisponibile se il pomodoro è crudo.

 

Contenuto per 100 grammi:

19 calorie

94 g di acqua

3,5 g di zuccheri

1 g di proteine

2 g di fibre

6 mg di sodio

297 mg di potassio

25 mg di fosforo

25 mg di vitamina C

610 microgrammi di vitamina A

 

Smartfood: i 40 alimenti intelligenti

 

Tutti parlano di alimentazione, e mai come oggi le notizie sono molto contraddittorie su quali cibi fanno bene e quali fanno male. E’ molto importante che chi diffonde certe notizie scientifiche sia un ente riconosciuto,  per evitare inutili confusioni a danno della salute dei consumatori. Dal 2011, all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), fondato da Umberto Veronesi, c’è una squadra chiamata Smartfood, che ha il compito di promuovere la ricerca nel campo della nutrizione, contrastando disinformazione e falsi miti.

In questi ultimi anni, studi scientifici in nutrigenomica, la scienza che studia le relazioni tra cibo e DNA, hanno evidenziato che alcuni alimenti hanno la capacità di proteggere il nostro organismo, dialogando con il patrimonio genico e bloccando i geni dell’invecchiamento: questi cibi sono 40, sono stati identificati come smartfood e allungano la vita.

Gli smartfood sono alimenti intelligenti, che ingannano il nostro corpo, poiché mimano gli effetti del digiuno. Alcuni studi dimostrano che meno calorie si assumono, più si vive in salute. I geni dell’invecchiamento, infatti, si attivano dopo pasti abbondanti, e innescano una serie di reazioni a catena affinché si ricavi energia nelle cellule, immagazzinando tessuto adiposo. Tutto ciò produce decadimento fisico e l’aumento del rischio delle malattie legate alla senescenza.

Al contrario, in carenza di cibo, il corpo utilizza tutta l’energia disponibile solo per riparare i danni a carico dei tessuti, e quindi, per mantenere la salute.

Questi cibi intelligenti sono di facile reperibilità, ed è molto interessante osservare che alcuni sono vanto della nostra tradizione culinaria, come le arance rosse di Sicilia, che impediscono l’accumulo lipidico anche in presenza di una dieta ricca di grassi. Asparagi, capperi, cachi, melanzane, radicchio, mele, lattuga, sono tutti smartfood che siamo abituati a vedere nelle nostre tavole.

Inoltre, ci sono altri 10 alimenti “protettivi”, che allontanano l’obesità e molte malattie croniche, tra cui cereali integrali, legumi, erbe aromatiche, frutta e verdura fresca, olio extravergine di oliva e semi oleosi.

Oltre ad avere la consapevolezza di quali alimenti possono migliorare il nostro stato di salute nel tempo, è fondamentale cambiare approccio al momento della scelta dei cibi da consumare: il vero cambiamento avviene quando si fa la spesa.

 

 

Fonti:

Pubmed

Corriere della Sera

Ciambellone vegano ai 7 cereali

 

 

Per chi ama tenersi in forma senza rinunciare ai dolci, questo ciambellone vegano ai 7 cereali è perfetto! Ricco di fibra e di aroma, veloce da cucinare, delizioso per qualsiasi occasione! Senza grassi animali o conservanti, racchiude tutto il sapore dei dolci fatti in casa. Realizzato con un mix di farine integrali, povero di zucchero e morbidissimo, perfetto per una colazione a basso indice glicemico e saziante!

 

Ingredienti:

180 grammi di farina ai 7 cereali

60 grammi di farina manitoba

40 grammi di farina di riso

60 grammi di farina integrale

50 grammi di zucchero

20 grammi di olio ai semi

200 grammi di acqua

200 grammi di latte vegetale

60 grammi di cacao amaro

succo e scorza grattugiata di un arancio

1 bustina di lievito

 

In una terrina, mescolate tutte le farine (integrale, 7 cereali, riso, manitoba) con il lievito e lo zucchero. Aggiungete i liquidi, e quindi l’olio, l’acqua, il succo di arancia con la sua buccia grattugiata e il latte vegetale. Potete scegliere una bevanda vegetale secondo i vostri gusti, dal sapore neutro come l’avena e la soia, o un po’ più dolce come il latte di riso o alle mandorle, considerando che al dolce viene aggiunto poco zucchero. Io ho utilizzato il latte all’avena, il mio preferito! Amalgamate bene gli ingredienti e aggiungete il cacao amaro setacciato. Quando il composto sarà pronto, cuocete in forno ventilato preriscaldato a 180 gradi per circa 30-40 minuti. Controllate bene la cottura con uno stuzzicadenti, quando il ciambellone sarà cotto, fatelo raffreddare e decorate con lo zucchero a velo. Buon appetito!

 

 

 

Spirulina: l’alga del futuro

 

Nonostante le alghe siano tra i primi esseri viventi ad aver colonizzato il nostro pianeta, la Fao le ha definite “il cibo del futuro”, per la ricchezza dei valori nutritivi e del potere proteico, che le rendono un cibo efficace contro la malnutrizione.

Fino a qualche tempo fa erano usate esclusivamente per elaborare integratori o per estrarne principi attivi, ad oggi stanno acquisendo spazio anche nelle nostre tavole.

La definizione generica di “alghe” riunisce gruppi diversi di organismi accomunati dal fatto di vivere in acqua.

Tra questi ci sono i cianobatteri, alghe unicellulari, come la spirulina, che presenta un forte contenuto proteico e un’azione antinfiammatoria e immunomodulatoria. Anche la clorella è una microalga, ricca di clorofilla, ad azione antiossidante e immunomodulatoria.

Le macroalghe, invece, sono quelle che vediamo nel mare. Tra le più utilizzate, ci sono quelle che compaiono spontaneamente nei mari freddi della Bretagna e dell’Irlanda, anche se spesso le macroalghe vengono coltivate, arrivando a noi essiccate, sotto sale o congelate. Anche esse sono ricche di proprietà nutritive. L’alga nori, utilizzata nel sushi, ha una forte azione digestiva e riduce l’assorbimento dei grassi.

Tra tutte, però, è la spirulina a meritare la qualifica di “superfood: è una delle specie alla base della catena alimentare, in grado di sopravvivere in condizioni estreme, coltivabile in assenza di pesticidi, contiene il 60% di proteine facilmente digeribili ricche in aminoacidi essenziali, è antiossidante e antinfiammatoria. E’ ricca di omega-3, vitamine e di sali minerali e contiene ferro assimilabile grazie alla presenza di provitamina A.

La spirulina è presente nella dieta delle popolazioni precolombiane, asiatiche e africane, e richiede meno acqua ed energia rispetto a qualsiasi altro alimento: 1/3 dell’acqua usata per la soia e 1/50 di quella necessaria per le proteine del manzo.

In Cina  viene coltivata all’interno dei laghi artificiali, in Italia si produce in bioreattori. La dose giornaliera consigliata è di 10 g, anche se oggi l’obiettivo è quello di crearne un vero e proprio alimento, non solo integratori, ma  fiocchi da aggiungere a insalate o minestre, e anche pasta e biscotti alla spirulina.

 

 

Bibliografia:

la Repubblica

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